Acqua non potabile: Talete senza soluzioni. Il dearsenificatore è possibile — ecco i comuni che lo hanno installato
A Monterosi l’acqua torna “non potabile” per valori di arsenico fuori limite. L’ennesima ordinanza, l’ennesimo disagio. Ma la domanda è semplice: si può risolvere?
La risposta è sì. E basta guardare cosa hanno fatto altri comuni, che lo stesso problema lo avevano eccome — e lo hanno eliminato installando impianti di dearsenificazione.
A Ronciglione, dove l’arsenico era oltre i limiti come in buona parte della Tuscia, l’amministrazione ha fatto ciò che qui sembra impossibile: ha investito. Ha attivato un impianto di dearsenificazione collegato al pozzo Capranica e l’8 aprile 2016 l’ordinanza è stata revocata. Fine. Hanno messo soldi, risolto e garantito acqua potabile ogni giorno.
A Bracciano il percorso è identico. L’impianto provvisorio dell’acquedotto Fiora è stato acquistato per 737mila euro e reso stabile. Era il 2013 quando è entrato a regime e da allora nessuna altalena di restrizioni. Una spesa importante, certo, ma chiara e finalizzata al bene più essenziale: acqua potabile sempre.
E poi c’è Nizza di Sicilia: nel 2025 la Regione ha finanziato un impianto nuovo da 400mila euro. In pochi mesi tutto installato, inaugurazione il 9 agosto, restrizioni eliminate. Anche lì, problema risolto perché qualcuno ha deciso che l’acqua pulita non è un favore ma un diritto.
E Monterosi? Qui continuiamo con ordinanze a ripetizione, mentre Talete incassa tariffe da acqua premium comportandosi come se stesse imbottigliando minerale di montagna… quando in alcuni giorni non riesce a garantire neanche la potabilità minima. È una contraddizione insopportabile: prezzi alti, investimenti bassi, zero trasparenza.
Il Comune può soltanto firmare ordinanze: è obbligatorio per legge. Ma la responsabilità vera è di Talete, che dovrebbe prevenire, programmare e presentare un progetto serio per Monterosi. Invece rincorre problemi che ormai non sono più emergenze: sono prevedibili.
E allora la domanda resta lì, pesante: perché Ronciglione, Bracciano e Nizza di Sicilia hanno potuto installare impianti da centinaia di migliaia di euro, e qui no? Perché paghiamo tariffe tra le più alte del Lazio e ci ritroviamo puntualmente con l’avviso “non potabile fino a nuova comunicazione”?