Altra svista del Comune: pubblicati i dati sensibili di una cittadina ATER
Fosse il primo, ma purtroppo è uno dei tanti errori clamorosi nella pubblicazione degli atti comunali. Nella delibera di Giunta n. 149 del 1° ottobre 2025, relativa all’assegnazione di un alloggio ATER in via Dante Alighieri, il testo riporta per intero nome e cognome di una cittadina, oltre a un indirizzo che non torna, Via Dante Alighieri diventa Via degli Oleandri. Ma non solo: negli allegati compaiono la copia della carta d’identità, i bonifici effettuati, il luogo di nascita e altri dati sensibili, tutti liberamente consultabili e scaricabili dal portale istituzionale.

Un fatto tanto più singolare se si pensa che, durante l’inchiesta sulle borse lavoro, il sindaco si era appellato con fermezza alla tutela della privacy per non rendere noti i nomi dei beneficiari. Qui invece, in barba a ogni regola e a ogni coerenza, la riservatezza sembra valere a corrente alternata — o, meglio, a convenienza.

L’atto, pubblicato integralmente sull’albo pretorio comunale, nel oggetto rispetta le regole indicando solo le iniziali della beneficiaria. Ma scorrendo le pagine successive, compare improvvisamente l’identità della cittadina, che risulta assegnataria di un alloggio popolare. Una leggerezza che comporta una violazione del Regolamento europeo 679/2016 (GDPR) e del Codice della privacy, poiché rende pubblici dati personali e informazioni sensibili legate alla sfera economica e sociale della persona, l’assistente sociale comunale dovrebbe saperlo bene.
Nella stessa delibera di giunta n. 149 del 1° ottobre 2025, è scritto nero su bianco che “il presente provvedimento non è soggetto alla pubblicità ai sensi del D.Lgs. n. 33/2013”. Tradotto: l’atto non doveva essere pubblicato online, proprio per tutelare i dati personali contenuti al suo interno. E invece è comparso sul sito istituzionale del Comune di Monterosi.

La responsabilità della pubblicazione ricade sugli uffici comunali preposti alla gestione degli atti, in particolare tra segreteria e servizi sociali, che curano la trasmissione delle delibere all’albo online.
Un errore che si aggiunge ad altri episodi registrati negli ultimi mesi, a conferma di un sistema di controllo interno debole . Del resto, quando si spostano dirigenti capaci e professionali come Stefania Neri, questo è il risultato: uffici allo sbando.
Secondo il GDPR, il Comune dovrebbe rimuovere immediatamente l’atto o oscurare i dati identificativi, oltre a notificare la violazione al Garante e alla persona interessata entro 72 ore.