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Borse lavoro, favori e silenzi: la confessione che il sindaco non voleva fare

Borse lavoro, favori e silenzi
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di “Urbano del Drago”, nome di fantasia.

Sì, proprio lui. Quello che in paese chiamano il decisionista, il burbero, l’uomo solo al comando. Il medico che ha trasformato il Comune in una propaggine del suo ambulatorio, dove pochi osano contraddirlo o sfidarlo. Il sindaco di Monterosi, tanto riservato quanto prepotente, ha dovuto cedere. E lo ha fatto, ironia della sorte,  non in un’aula di tribunale, ma in una raccomandata inviata sotto richiesta della Prefettura al giornalista direttore di questa testata, che da settimane non molla la presa su uno degli scandali più gravi che questa amministrazione si sia trovata a fronteggiare: quello delle borse lavoro.


Una vicenda che, a dirla tutta, non sarebbe mai dovuta esplodere. Perché sulla carta le borse lavoro sono una cosa seria: strumenti per favorire l’inserimento lavorativo di giovani, inoccupati, magari con situazioni familiari complesse o redditi bassi. E invece a Monterosi si sono trasformate in una lotteria riservata a pochi fortunati con le giuste conoscenze.
Nella sue risposte riportate da Monterosi24 ha ammesso che tutte e 47 le borse lavoro assegnate tra il 2020 e il 2025 sono state erogate fuori graduatoria. Tutte. Nessuna esclusa. L’intero impianto di selezione, previsto dal regolamento comunale, è stato bellamente ignorato. La cosa “divertente” è che non lo dice a chiare lettere, ma prova goffamente a mascherare la cosa parlando di “criteri di rotazione”. Ma è un arrampicarsi sugli specchi. Perché puoi anche ruotare i nomi, ma se ignori le graduatorie, stai violando le regole. E non è una dimenticanza. È una scelta.


E qui sorge la prima domanda: perché il Comune ha pubblicato bandi e raccolto domande, se poi la graduatoria non viene minimamente considerata? Perché illudere decine di giovani monterosolini, far loro compilare moduli, allegare ISEE, autocertificazioni, documenti, se poi il risultato è già deciso a monte?


Seconda ammissione, ancora più grave: tra i beneficiari delle borse ci sono parenti del sindaco e del vicesindaco. Nessuna smentita, solo un silenzio carico di imbarazzo. Nessuna spiegazione sul perché proprio loro, proprio in quegli anni, proprio in quel Comune. L’ombra del nepotismo si allunga sulla Giunta, e non sarà facile scrollarsela di dosso.


La terza bomba la lancia quasi per caso, che lascia interdetti: alcuni dei giovani coinvolti hanno lavorato fuori orario ed anche il sabato, ma senza ovviamente percepire straordinari, perché – trattandosi di borse lavoro, e non di impieghi a tempo determinato – non possono percepirne. È una notizia che finora non era mai emersa e che pone seri dubbi sulla legalità delle condizioni di impiego. Il Comune – cioè un ente pubblico – ha fatto lavorare ragazzi pagati 500 o 600 euro al mese fuori dalle 30 ore settimanali concordate, anche nel fine settimana, sapendo di non poter riconoscere nulla in più. È sfruttamento? Dalle mie parti sì, si chiamerebbe così.


La quarta ammissione riguarda la modifica del regolamento comunale sulle borse lavoro. Una modifica fatta in Giunta e non in Consiglio comunale, che è l’unico organo legittimato a farlo. È come se il Consiglio dei ministri decidesse da solo di cambiare una legge. Una forzatura istituzionale gravissima. Ma il sindaco minimizza: “Mero errore”. Come dire che Giorgia Meloni dimentica per sbaglio che le leggi le vota il Parlamento. Goffo e pericoloso, Mattarella interverrebbe subito.

E allo stesso modo speriamo che il Signor Prefetto voglia dire qualcosa al riguardo, di fronte a una violazione amministrativa così lampante, sebbene sia stata sanata recentemente col nuovo regolamento votato anche dall’opposizione, che evidentemente ha voluto fare l’ennesimo regalo al Sindaco.


E poi c’è l’ultima crepa, quella che rischia davvero di spalancare le porte della Corte dei Conti: l’aumento unilaterale dei compensi delle borse lavoro, passato da 500 a 600 euro. Sia chiaro: nessuno dice che 500 euro siano una cifra dignitosa per lavorare cinque o sei giorni a settimana. Ma non spetta al sindaco decidere da solo un aumento senza alcuna delibera di Consiglio, violando – come già avvenuto sulle graduatorie - il regolamento, senza una minima forma di trasparenza.

Monterosi non è una monarchia. E nemmeno un poliambulatorio privato.
In tutto questo, a completare il quadro, c’è il fatto che il Comune continua a negare alla testata che gentilmente mi ospita l’accesso alle relazioni degli assistenti sociali sui giovani scelti per le borse lavoro. Relazioni che potrebbero rivelare molte cose. Per esempio se quei soldi pubblici, comunque assegnati senza rispettare la graduatoria, siano almeno andati a persone che rispettavano i criteri o solo a chi aveva un cognome utile.


Insomma, caro sindaco: ha confessato. Ha ammesso. Ma ha anche tentato maldestramente di giustificare l’ingiustificabile. E in questa vicenda continua a fare una figura pessima, che peggiora ogni giorno che passa.
A meno che – come speriamo – qualcuno, finalmente, da Viterbo o da Roma decida di intervenire. Seguici!

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