Borse lavoro in Consiglio Comunale: il Sindaco ammette un “peccato mortale”
È finalmente arrivato il Consiglio Comunale tanto atteso sulle borse lavoro e la mozione di Paris, Tordella, Frasca e Antinori per migliorare il regolamento dei servizi sociali. In modo sorprendente, il sindaco Giglietti ha mostrato un atteggiamento collaborativo, persino evitando il suo solito linguaggio colorito (cosa più unica che rara, come sa bene chi lo conosce).
La seduta si è aperta parlando della nomina del revisore dei conti, dei comitati di vicinato e regolamento sugli animali, ma il cuore del dibattito è stato la modifica del regolamento dei servizi sociali, con un’attenzione particolare alle borse lavoro. La maggioranza ha annunciato nuove regole più trasparenti: graduatoria pubblica, requisiti ben definiti e tempi di iscrizione certi. Bene, benissimo.
Resta il dubbio: perché solo adesso? Perché solo dopo le segnalazioni, la mozione della minoranza Vivi Monterosi e gli articoli di Monterosi24?
Nonostante l’apparente collaborazione, la mozione della minoranza è stata respinta con la scusa che gran parte dei suoi punti sarebbero già inclusi nel nuovo regolamento. Un modo furbo di non riconoscere meriti al gruppo di minoranza “Vivi Monterosi”. Subito dopo, la maggioranza ha presentato e approvato all’unanimità il proprio regolamento, che entrerà in vigore tra 15 giorni. Insomma, una mossa di potere per intestarsi la riforma. Giglietti sostiene di aver lavorato con l’assistente sociale negli ultimi due mesi, proprio da quando Monterosi24 aveva sollevato la questione. Coincidenze? Difficile crederlo.
Resta la macchia delle presunte irregolarità: il sindaco ha ammesso di aver superato il tetto massimo di 500 euro per alcune borse lavoro, arrivando a 600. Una scelta definita testualmente un “peccato mortale”. Poi c’è il nodo della privacy, col quale vorrebbe giustificare la mancata trasparenza: Giglietti ha dichiarato che gli atti dell’assistente sociale sarebbero riservati, eppure il Comune continua a pubblicare delibere publiche in cui nomi e cognomi sono ben visibili (l’ultima mostra chiaramente 150 euro destinati a una cittadina il 6 marzo 2025). Un controsenso, si smentiscono da soli.

Nei prossimi giorni racconteremo la telefonata surreale che abbiamo avuto con l’assistente sociale Valentina Music (dipendente comunale, quindi di tutti noi). Da fine gennaio si attende l’accesso agli atti, mai concesso né formalmente negato: una palese violazione di cui si occuperanno le sedi opportune. Superati i 30 giorni, si parla infatti di assenso-rigetto, ad oggi siamo al 46esimo giorno.
L’adozione del nuovo regolamento, dunque, non cancella né risolve le sospette irregolarità passate. Abbiamo chiesto di visionare alcune note dell’assistente sociale per capire metodi e criteri, non certo per rendere pubblici dati personali: il sindaco sa bene che potrebbe produrli con degli “omissis”, tutelando le informazioni sensibili, proprio come non viene fatto in alcuni atti pubblicati sull’albo pretorio. E il Sindaco dovrebbe sapere che comunque il garante per la privacy ha definito con precisione quali siano informazioni realmente “private” e quali no (https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1007634). Alla luce della delibera del Garante per la Privacy che è molto chiara e delle mie prerogative di giornalista, come direttore di questa testata, intraprenderò tutte le azioni necessarie. La trasparenza non dovrebbe essere un’opzione, ma il Sindaco Giglietti sembra voler fare la differenza.