“C’è un piccolo Trump nel cuore del viterbese”
di Urbano del Drago*, copertina creata con l’intelligenza artificiale
“C’è un piccolo Trump che gioca a fare il grande uomo di potere, ma la scena non è Washington: è Monterosi, cinquemila anime e un sindaco convinto che la legge, la trasparenza e la libertà di stampa siano opzionali. Si chiama Sandro Giglietti, e la sua parabola amministrativa – degna di un manuale di narcisismo politico – racconta in miniatura cosa accade quando un potere locale perde il senso del limite.
Tutto comincia con un’inchiesta giornalistica di Monterosi 24, che a febbraio documenta irregolarità macroscopiche nella gestione delle “borse lavoro”: bandi piegati, criteri riscritti, favoritismi di paese. La Prefettura richiama formalmente il Comune e il sindaco, in Consiglio, ammette candidamente di aver commesso un “peccato mortale”. Ma invece di fermarsi, cambia il regolamento e si reinventa martire, riscrivendo la storia come se la colpa fosse di chi l’ha raccontata.
Ad aprile, Giglietti ordina di affiggere manifesti pubblici con il logo del Comune, pubblicando un parere (negativo per questa testata) del Difensore Civico di accesso agli atti: nulla a che vedere insomma con le irregolarità emerse nella gestione delle borse lavoro, ma tant’è lui si sfoga così.
Quando poi ad ottobre questa testata ed il suo direttore pubblica un esposto di un avvocato che ritorna su questo tema e su un’altra vicenda di irregolarità urbanistiche, apriti cielo. Il Sindaco Giglietti non resiste e rinnova subito i manifesti, stesso linguaggio da piccolo bulletto istituzionale, stesso uso indecente dei simboli comunali, stessa ossessione per il controllo dell’immagine. Manifesti e post ufficiali contro un giornalista: un atto di intimidazione politica che in un paese normale farebbe tremare le scrivanie di Prefettura e Procura. Ma qui, nel cuore del Viterbese, il silenzio istituzionale pare essere la colonna sonora del potere. Almeno per ora.
La Federazione Nazionale della Stampa protesta, un senatore interpella il Ministero dell’Interno, ma nel frattempo, il “piccolo Trump” di Monterosi continua la sua personale campagna elettorale contro la libertà di stampa, convinto che basti un manifesto per cancellare la realtà. Ed in tempi in cui ad un giornalista affermato come Ranucci fanno saltare un’auto in aria sotto casa sua, questa vicenda è altamente preoccupante. Anche perché in questa vicenda chi ha scagliato un attacco così forte contro la libera stampa ha un nome e cognome e pure – almeno in teoria - un profilo istituzionale che dovrebbe rispettare.
Giglietti non è un’eccezione: è il sintomo di un potere malato, di una politica ridotta a teatro personale, dove chi ha in mano le chiavi del municipio si crede intoccabile. Ma c’è una differenza abissale tra amministrare e dominare, tra rappresentare e umiliare. L’abuso di simboli pubblici per colpire un giornalista non è solo un atto vile: è un tradimento dell’idea stessa di democrazia locale.
E allora, in attesa che le Istituzioni facciano il loro dovere, resta una sola speranza: la voce libera di chi scrive, di chi racconta, di chi non si piega. Perché a Monterosi, come ovunque, la verità non si copre con la colla dei manifesti.”
*Pseudonimo usato dall’autore