Dal Sì locale al dato politico: a Monterosi 543 voti mancanti interrogano la maggioranza
Il dato che arriva da Monterosi merita una lettura politica. Nel 2024, alle elezioni comunali, furono 2.792 i cittadini che si recarono alle urne: di questi, 1.679 votarono per Sandro Giglietti, sancendo la vittoria di una lista civica che, nei fatti, esprimeva un perimetro riconducibile al centrodestra, con la presenza e il sostegno di esponenti legati a Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Due anni dopo, al referendum sulla Giustizia, nel nostro comune vince il Sì con 1.136 voti contro gli 884 del No: sono 252 voti a determinare l’esito, un successo in linea con la posizione sostenuta dal centrodestra. Un risultato che, sulla carta, appare in continuità con l’orientamento politico espresso alle comunali. Ma fermarsi a questa lettura sarebbe superficiale.
Se si entra nel dettaglio dei numeri, il quadro cambia. La lista guidata da Giglietti aveva raccolto 1.679 consensi: se si prova, con tutte le cautele del caso, a sovrapporre quel dato al risultato referendario, emergono 543 voti mancanti all’appello rispetto ai 1.136 Sì del referendum.
Un bacino elettorale reale, potenzialmente decisivo, che oggi non si è espresso in modo compatto: una parte potrebbe non essersi presentata al voto, una parte potrebbe aver scelto il No, un’altra potrebbe semplicemente non aver seguito indicazioni politiche.
Elettori che nel 2024 avevano sostenuto la lista Tre Monti Tre Rose, ma che oggi appaiono meno fidelizzati. Un elettorato mobile, che non si riconosce automaticamente e che può cambiare orientamento. Ed è esattamente questo tipo di elettorato che decide le elezioni. Sono numeri che non possono essere letti in modo automatico, perché il referendum è cosa diversa da un’elezione amministrativa e l’affluenza è stata più bassa. Tra i 2.792 votanti delle comunali e i 2.032 del referendum c’è una differenza significativa, che racconta di una partecipazione più selettiva.
E, proprio per questo, il dato politico resta. Il Sì vince, ma non mobilita pienamente quel bacino che nel 2024 aveva sostenuto la lista Tre Monti Tre Rose. Non è una bocciatura, ma nemmeno una conferma piena. È, piuttosto, un segnale. C’è poi un elemento che pesa e che non può essere ignorato: la fase amministrativa. Giglietti è già al terzo mandato, e questo apre inevitabilmente una riflessione sul futuro. Non solo in termini di continuità, ma di capacità di costruire una proposta nuova e giovane.
Il referendum non chiude il quadro politico locale, al contrario, lo rende più interessante. Perché, più dei risultati, contano gli spostamenti. E nel nostro comune, qualcosa si sta già muovendo.
N.G