Diciannove anni dopo “Il Paese del Cardinale”: diritti d’autore e correttezza delle fonti
Trentasei anni fa, nel 1990, usciva “Il Paese del Cardinale. Storia di un feudo ecclesiastico. Monterosi”, un volume dello storico locale Mario Agrestini, che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per la ricostruzione delle radici storiche del paese. Un lavoro costruito attraverso ricerche lunghe e complesse, consultazioni archivistiche, documenti ecclesiastici e fonti che oggi, in parte, non sono più facilmente accessibili.
Quella pubblicazione, come noto, fu successivamente oggetto di rilievi per un numero rilevante di errori di stampa, riconducibili a bozze che dall’editore non sarebbero state corrette. La vicenda portò quindi alla risoluzione del contratto editoriale e al ritiro dell’opera dal commercio diciannove anni fa nel 2007. Oggi, a distanza di anni, la questione riemerge perché sarebbe in fase di elaborazione un nuovo libro sulla storia di Monterosi nel quale verrebbero riprese informazioni già presenti in quel lavoro.
Gli Agrestini, in una comunicazione a Monterosi24, hanno richiamato un principio che ritengono non negoziabile: il rispetto del diritto d’autore. Non si tratta di rivendicare la “proprietà” della storia del paese — che appartiene alla comunità — ma di tutelare il lavoro di ricerca, la selezione delle fonti, l’organizzazione dei documenti e l’elaborazione interpretativa frutto di anni di studio.
In Italia, fanno sapere, il diritto d’autore è disciplinato dalla legge n. 633 del 1941 e tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo, comprese le opere storiche e scientifiche. Anche nel caso di un volume ritirato dal commercio, la protezione resta pienamente efficace. L’utilizzo di contenuti già elaborati richiede citazione corretta della fonte e, nei casi previsti, autorizzazione dell’autore o degli aventi diritto.
La distinzione è chiara, i fatti storici sono patrimonio collettivo, ma il lavoro di ricerca che li ricostruisce è un’opera tutelata. A questo si aggiunge un elemento ulteriore, utilizzare come riferimento un’edizione ritirata per la presenza di errori significa rischiare di riprodurre quegli stessi errori in una nuova pubblicazione, con il paradosso di ricondurli indirettamente agli autori originari e generare così un possibile danno. Per questo, spiegano, quelle date e quelle ricostruzioni non possono essere riprese senza verifica, aggiornamento e corretta attribuzione. La posizione della famiglia si concentra quindi su un principio semplice: rispetto delle fonti, riconoscimento del lavoro svolto e trasparenza metodologica, privilegiando — ove necessario — il confronto diretto e la collaborazione per riportare dati corretti e condivisi. Perché la credibilità di ogni nuovo progetto editoriale passa prima di tutto dalla correttezza scientifica e dal rispetto delle regole che tutelano il lavoro intellettuale.