EDITORIALE | Giglietti insofferente? Nella maggioranza qualcuno guarda già al 2029
C’è qualcosa di strano nell’aria di Palazzo Altieri. Non è ancora una crisi politica, almeno non ufficialmente. Non ci sono rotture annunciate, dimissioni o comunicati al vetriolo. Ma chi frequenta il palazzo, chi osserva la maggioranza e chi parla con amministratori e consiglieri racconta un clima diverso da quello di qualche tempo fa.
Si parla di una crescente insofferenza del sindaco Sandro Giglietti, di rapporti diventati più freddi, di assessori e consiglieri che sembrano meno presenti, meno coinvolti, più distanti rispetto alla prima fase del mandato. Sono voci, naturalmente. Ma quando le stesse sensazioni iniziano a circolare in ambienti diversi, forse vale la pena fermarsi ad ascoltare.
C’è poi un’altra contraddizione che fa riflettere. Da una parte il sindaco sembra voler essere onnipresente: tutto passa dalla sua scrivania, anche un banale accesso agli atti, tutto deve essere seguito, tutto deve essere controllato. Anche atti estremamente ordinari dell’attività amministrativa sembrano diventare occasione per ribadire la presenza del primo cittadino. Dall’altra, però, secondo quanto si racconta, lo stesso sindaco sarebbe infastidito dalla distanza di alcuni componenti della sua maggioranza.
E qui arriva la domanda politica.
Siamo a circa metà mandato. Sono trascorsi due anni e mezzo dalle elezioni. Era prevedibile che, prima o poi, qualcuno iniziasse a guardare al 2029. Era prevedibile che dentro una squadra politica potessero emergere ambizioni personali, nuove alleanze, nuovi equilibri. Ma forse nessuno avrebbe immaginato che certe dinamiche potessero iniziare a manifestarsi così presto.
E invece eccoci qui.
Perché la sensazione che si respira è che qualcuno abbia già iniziato a pensare al dopo Giglietti.
Non significa necessariamente che esista già una lista. Non significa che ci sia una candidatura pronta. Ma le voci che circolano descrivono uno scenario interessante: quello di una possibile squadra giovane, capace di presentarsi nel 2029 come qualcosa di nuovo e, soprattutto, di costruire un progetto che non abbia necessariamente Giglietti al centro.
Ed è proprio questo, forse, il punto più delicato.
Giglietti conosce molto bene Monterosi. Ha una formazione e una cultura politica profondamente legate alla tradizione democristiana: prudenza, controllo degli equilibri, attenzione ai rapporti di forza. E chi lo conosce sa che non è uomo incline a concedere fiducia con facilità. Dentro una maggioranza, secondo le indiscrezioni che raccogliamo, sarebbero pochissime le persone delle quali si fiderebbe davvero.
Forse nessuna fino in fondo.
Se così fosse, si comprenderebbe anche una certa tensione che, in questi giorni, qualcuno sostiene di percepire attorno al sindaco. Perché il problema non sarebbe soltanto amministrativo. Sarebbe politico.
Un sindaco che avverte di avere meno controllo sulla propria maggioranza può reagire cercando di controllare ancora di più. Ma più aumenta il controllo, più gli altri possono percepire una distanza. E più cresce la distanza, più qualcuno può iniziare a immaginare un futuro diverso.
È un meccanismo vecchio quanto la politica.
E Monterosi, forse, non ne è immune.
Naturalmente non siamo ancora davanti a una nuova maggioranza, né a una candidatura alternativa. Siamo davanti a segnali, indiscrezioni, malumori e movimenti ancora tutti da verificare.
Ma una cosa è certa: se davvero qualcuno sta già costruendo il dopo Giglietti, la partita del 2029 potrebbe essere iniziata molto prima di quanto tutti pensassero.
E quando in politica cominciano a circolare i nomi del “dopo”, significa che qualcuno ha già iniziato a guardare oltre il presente.
N. E. Galea