Editoriale – Relazioni esterne: deleghe non bastano senza competenze e rispetto
Ci sono episodi che, più di tante parole, raccontano il livello di chi ricopre incarichi pubblici. Non parliamo di grandi questioni nazionali, ma di ciò che accade dentro i confini di un piccolo comune – Monterosi – dove la vicinanza tra cittadini, amministratori e giornalisti dovrebbe favorire il dialogo, non ostacolarlo.
È emblematico il caso di un rappresentante della maggioranza che ha scelto di bloccare sui social il direttore di questa testata. Non è questione di offese personali: si tratta piuttosto di un gesto che stride con il ruolo pubblico e con la delega alle relazioni esterne, incarico che richiede apertura al confronto. Lo stesso confronto che, a una richiesta di dichiarazioni, è stato liquidato con la risposta che “il Comune comunica solo attraverso i propri canali social”. Chissà se il Sindaco è stato informato e condivide questa scelta, che di certo non favorisce la trasparenza e il pluralismo. Tra l’altro il Sindaco Sandro Giglietti a nome di tutti i candidati in campagna elettorale del 2024 ha firmato il manifesto di Monterosi24 sulla trasparenza.
Una visione riduttiva, che nulla ha a che fare con il rispetto istituzionale. Una delega alle relazioni esterne dovrebbe poggiare su competenze ed esperienze dimostrabili: sarebbe utile, ad esempio, che il curriculum fosse reso pubblico, come accade in tanti altri comuni, per permettere ai cittadini di valutare le reali competenze di chi li rappresenta.
Come se non bastasse, la consigliera in questione continua ostinatamente a definire blog quella che è una testata giornalistica regolarmente registrata al Tribunale di Viterbo. Non è un dettaglio semantico, ma un fatto oggettivo: confondere i due piani significa svilire il lavoro giornalistico e chi, ogni giorno, dedica tempo ed energie a informare la comunità. Oppure il rispetto vale solo per chi scrive cose compiacenti verso l’amministrazione?
Gli episodi non si fermano qui. C’è la vicenda del bando della parrocchia, che la consigliera ha voluto intestarsi come merito personale, un assessore ha dovuto precisare, seppur in modo discreto, la realtà dei fatti: lavoro di squadra.

Poi il caso di “Monterosi in riva al lago”, iniziativa che ha visto l’impegno sincero e appassionato di tanti cittadini, ai quali vanno i complimenti. Ma il risultato finale, rispetto ad altre feste già consolidate come la Festa della Birra o la Notte Bianca, è stato inevitabilmente più modesto. Per non parlare dello strano caso delle dirette social dedicate solo ad alcune feste della Pro Loco: come se nel nostro comune ci fossero eventi di serie A ed eventi di serie B.

Qualcuno dirà che qui c’è qualcosa di personale. Nulla di più sbagliato: lo dimostra la sequenza di fatti, non opinioni. Non tutto ruota attorno a qualcuno, forte di molte deleghe e della momentanea spinta di un partito nazionale. Un’illusione di onnipotenza che si è infranta persino contro le divisioni interne alla propria area politica, dove non sempre è stata riconosciuta o sostenuta.
Un consiglio spassionato: servono meno protagonismi e più rispetto per i ruoli, soprattutto verso chi svolge il mestiere di informare. La politica locale non ha bisogno di chi coltiva personalismi, ma di chi sa lavorare in squadra, ascoltare i cittadini e dialogare con la stampa. Perché le istituzioni non sono un palcoscenico personale, ma un servizio alla comunità.
Episodi diversi ma collegabili tra loro, questo per dire che non bastano le deleghe, qualche festa di competenza o la vicinanza a un partito. Se non c’è la capacità e l’equilibrio di chi mette la testa e il senso delle istituzioni prima dell’io, tutto rischia di trasformarsi in un palcoscenico personale, destinato prima o poi a crollare.
N.G.