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Emergenza rientrata. Ora è il momento delle domande (e delle responsabilità di Talete)

Emergenza rientrata. Ora è il momento delle domande (e delle responsabilità di Talete)

Il paese ha finalmente visto ripristinata la rete idrica: la pompa è stata sostituita e riattivata. L’acqua sta rientrando nelle case e l’emergenza sembra rientrata, anche se solo dopo giorni di disagi, proteste e comprensibile esasperazione.

Va premesso che il sindaco Sandro Giglietti si trovava fuori Monterosi per ferie programmate. Nel frattempo, però, la comunità è stata messa alla prova da due emergenze simultanee: un incendio di grosse dimensioni e un’interruzione idrica prolungata. E oltre all’emergenza igienico-sanitaria al cimitero degli scorsi giorni, non poteva mancare anche una polemica sollevata da un partito di maggioranza.

Ma la vera domanda è: questa amministrazione ha dimostrato di saper gestire un’emergenza?

La risposta, oggettivamente, è sì. E ce l’ha fatta anche senza la presenza fisica del sindaco, affidandosi al vicesindaco Pier Francesco Loreti, agli altri membri della giunta e al contributo di figure come il consigliere Vincenzo Esposito, operativo sul territorio, e volontari come Massimiliano Procacci, che si sono messi a disposizione con spirito di servizio. È anche grazie a loro se la macchina comunale ha retto.


L’ordinanza firmata dal vicesindaco ha sbloccato l’utilizzo del bacino privato di Terre dei Consolisarà Talete a pagare per l’acqua prelevata – e senza il supporto del comprensorio le cose si sarebbero complicate parecchio. È stato infatti grazie alla disponibilità del sistema idrico interno di TdC che si è riusciti a tamponare l’emergenza e a garantire un minimo di continuità nella fornitura, almeno per una parte della cittadinanza. Si è lavorato intensamente per la sostituzione della pompa e non è mancata la collaborazione tra maggioranza e opposizione. Anche il sindaco – con senso istituzionale – ha manifestato riconoscenza verso chi ha contribuito alla risoluzione, citando per la prima volta sui social il capogruppo di minoranza, Roberto Tordella.

Su un punto però bisogna essere chiari: intere zone del paese sono rimaste senz’acqua perché dipendono esclusivamente da una sola pompa. Solo i residenti di Terre dei Consoli hanno potuto contare sul proprio bacino idrico privato. È inaccettabile che non sia stata prevista almeno una pompa di riserva o, ancora meglio, un sistema alternativo per garantire la continuità del servizio, senza dover ricorrere a un bacino privato.

Questa vulnerabilità strutturale non può essere tollerata né sottovalutata. Ed è qui che si concentra una responsabilità doppia: da un lato Talete S.p.A., gestore della rete, e dall’altro le amministrazioni comunali che si sono succedute, che non hanno mai, sembrerebbe, adottato una strategia anticrisi né predisposto un piano d’emergenza autonomo.

Il sindaco Giglietti, nella nota ufficiale pubblicata a emergenza rientrata, non ha usato mezzi termini:

«La nostra azione su Talete non si fermerà qui. Andremo avanti con la forza e la caparbietà che mi distingue.»

I Comuni che fanno parte dell’ATO 1 (Ambito Territoriale Ottimale) hanno affidato la gestione del servizio idrico a Talete S.p.A. attraverso decisioni istituzionali, a partire dagli anni 2000. In totale, sono 61 i Comuni coinvolti, tra cui 58 della provincia di Viterbo e 3 della provincia di Roma (Magliano Romano, Mazzano Romano, Calcata). Questo affidamento è vincolante: i Comuni non possono uscire autonomamente dall’ATO se non in presenza di gravi inadempienze dimostrabili e continuative da parte di Talete. E un’eventuale uscita comporterebbe complesse implicazioni legali, istituzionali e sanzioni.

Un’affermazione forte quella di Giglietti, ma che ora si dovrà tradurre in fatti e azioni concrete. Va poi ricordato che in Italia l’interruzione o la mancata erogazione dell’acqua potabile dà diritto a indennizzi automatici e, nei casi più gravi, anche a risarcimenti per danni.

Secondo ARERA (l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente), in caso di mancato rispetto degli standard minimi di continuità, l’utente ha diritto a un indennizzo base (circa 30 €), che può raddoppiare o triplicare in base alla durata e alla gravità del disservizio.

In aggiunta, chi ha subito spese per acquistare acqua minerale, ha avuto disagi igienici o ha perso giornate di lavoro, può avviare una richiesta di risarcimento danni patrimoniali e non patrimoniali, anche attraverso la conciliazione o il giudice di pace.

La gestione dell’acqua, le alternative tecniche e un piano d’emergenza saranno tra i banchi di prova decisivi su cui l’amministrazione si giocherà la propria credibilità e, forse, l’intero mandato. Tre giorni senz’acqua hanno segnato profondamente la comunità, e questa vicenda non passerà in sordina. Il paese ha mostrato una dignità collettiva ammirevole, ma anche tanta rabbia, e pretende – legittimamente – che una situazione del genere non si ripeta mai più.

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