Notte bianca, macchia nera: sessismo alla festa di sabato
La Notte Bianca di Monterosi (evento culturale finanziato dalla Regione Lazio con 20 mila euro) è stata un successo, una serata vivace, piena di energia, con musica, famiglie, giovani. È stato uno di quegli eventi che fanno bene a un Paese che ha bisogno di ritrovarsi, di uscire di casa, di condividere lo spazio pubblico, di vivere la comunità. E va dato merito alla Pro Loco, al Comune e a tutti i volontari per l’organizzazione: mettere in piedi una notte così, con tante iniziative diverse e una partecipazione così ampia, non è semplice.
Ma proprio per questo dispiace, anzi indigna, che nel mezzo di tutto questo, qualcuno abbia pensato bene di infilare uno “spettacolo” che con la cultura – anche quella più popolare e leggera – non ha nulla a che fare: una ragazza in costume, bagnata con una canna dell’acqua mentre si struscia su un’auto da tuning, tra gli sguardi curiosi, le risate e gli applausi di un pubblico a prevalenza maschile.
Abbiamo chiesto un commento alla Pro Loco, organizzatrice della serata, ma non abbiamo ricevuto risposta.
Mentre per la consigliera comunale Federica Boccolini, con delega alla comunicazione con l’esterno:
«Quando ci sono dichiarazioni dell’amministrazione, vengono diffuse esclusivamente tramite i canali istituzionali (sito, social, manifesti).»
Tradotto: il Comune non comunica con la stampa.
Una esibizione da sagra di provincia anni ’80, che non solo stona, ma getta un’ombra su tutto il resto. È accaduto durante la “Tuning Night” sabato 19 luglio, uno dei tanti eventi previsti, e non vogliamo né possiamo criminalizzare l’intera manifestazione per questo. Ma questo episodio è grave. Umiliante. Sessista. Inaccettabile. E lo è ancora di più perché non si è svolto in un locale notturno o in una discoteca per adulti – dove peraltro oggi, com’è giusto che sia, non ci sono più solo ballerine ma anche ballerini, in un equilibrio che riflette la parità tra i sessi – ma in uno spazio pubblico, aperto a tutti, finanziato dalle istituzioni, con il patrocinio del Comune e il contributo della Regione Lazio, davanti a bambini, famiglie e adolescenti. Non vogliamo farne un caso di moralismo o di pruderie novecentesche: tutt’altro. È proprio perché non siamo più nel Novecento, proprio perché neanche nelle officine meccaniche trovi più i calendari con le donne nude, che un simile spettacolo risulta oggi grottesco.
E allora una domanda sorge spontanea: la Regione Lazio è consapevole di quello che ha finanziato? Sono queste le finalità per cui vengono erogati fondi pubblici per la cultura? È questa l’idea di cultura che ha la Regione Lazio e che ha fatto propria il Comune di Monterosi? Perché finanziare una manifestazione vuol dire anche assumerne la responsabilità culturale. E permettere che venga messa in scena la solita donna-oggetto da bagnare con la pompa e mostrare come attrazione significa, di fatto, diseducare. È un messaggio che contrasta con tutto ciò che diciamo ogni 25 novembre, con ogni campagna contro la violenza di genere, con ogni discorso sulla dignità delle donne. È un cortocircuito culturale. Davanti a quella scena, decine di ragazzi ridevano e filmavano. E se questo è l’immaginario che si alimenta in uno spazio pubblico, con il timbro delle istituzioni, allora la responsabilità è collettiva.
Non servono capri espiatori, non si vuole distruggere il lavoro di chi ha costruito una notte bellissima e partecipata, ma è doveroso dire con chiarezza che quel segmento della serata è stato un errore. Grave. Superabile, certo. Ma non minimizzabile. Serve più attenzione, più consapevolezza, più coraggio nel lasciare alle spalle una visione antiquata, stantia e profondamente sbagliata. Il Paese ha bisogno di eventi come la Notte Bianca di Monterosi, ma ha anche bisogno che in quelle notti non venga mai spenta la luce del rispetto.