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Giornata della Memoria, tra ricordo e responsabilità

Giornata della Memoria, tra ricordo e responsabilità
Berdychiv (Ucraina), 28 luglio 1941. Un uomo ebreo inginocchiato pochi istanti prima di essere ucciso da Jakobus Onnen, membro degli Einsatzgruppen nazisti

La Giornata della Memoria non è una liturgia civile da consumare una volta l’anno, né un rifugio morale che consenta di sentirsi dalla parte giusta senza assumere responsabilità nel presente. Non è commemorazione passiva, ma un atto politico e morale che interpella l’oggi. Ricordare la Shoah significa riconoscere ciò che è stato e comprendere perché è accaduto, per vigilare affinché le stesse dinamiche di odio, esclusione e disumanizzazione non si ripresentino sotto altre forme.

La fotografia scelta nell’articolo accompagna questo senso di responsabilità: non è simbolica né rassicurante, ma diretta, brutale. Mostra la violenza nel suo momento esatto, l’asimmetria assoluta tra chi esercita il potere di uccidere e chi ne è vittima, disarmato e solo. È la dimostrazione concreta di cosa produce l’antisemitismo quando viene tollerato, normalizzato, giustificato.

Per questo il ricordo non può essere selettivo. Non può fermarsi alle lapidi e alle cerimonie ufficiali, ignorando gli ebrei vivi, reali, che oggi subiscono minacce, aggressioni e un antisemitismo rinnovato, spesso travestito da linguaggio politico o ideologico. Senza questa consapevolezza, il 27 gennaio rischia di ridursi a un gesto vuoto.

È dentro questo quadro di responsabilità che si collocano anche le prese di posizione emerse a livello locale in occasione del 27 gennaio. Il messaggio istituzionale pubblicato dal Comune di Monterosi richiama il valore della dignità umana e l’impegno a trasmettere alle nuove generazioni una conoscenza consapevole di ciò che è stato, come fondamento di una cittadinanza vigile e responsabile.

Nella stessa direzione si inserisce l’intervento del capogruppo di minoranza Vivi Monterosi, Roberto Tordella, che ha richiamato le parole di Primo Levi: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Un monito che ribadisce come il dovere del ricordo non sia astratto, ma passi attraverso lo studio, la consapevolezza e la capacità di riconoscere i segnali dell’odio anche nel presente.

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