Il fuoco di Sant’Antonio e la tentazione del palcoscenico
Famiglie, bambini, animali, tradizione, fede e condivisione: questa l’essenza del fuoco di Sant’Antonio Abate, andato in scena ieri sera — grazie alla Confraternita — e capace di richiamare una partecipazione ampia e trasversale.
È proprio attorno al falò che si è registrata una novità: il sindaco Sandro Giglietti ha preso la parola nel momento dell’accensione. Un fatto che, fanno notare dalla Confraternita, non si era mai verificato in tutti gli anni del suo mandato, dal 2014 a oggi.
Presenti alla serata diversi membri dell’amministrazione comunale, oltre al sindaco: gli assessori Loreti, Platti, Procacci e Totonelli, i consiglieri Esposito e Frasca e il presidente del Consiglio comunale Mascagna. Tra i presenti anche il già vicesindaco Flaminio Cialli e l’ex consigliere Roberto Baldinelli. Tutti presenti, tutti puntuali. D’altronde, Sant’Antonio è una certezza; i progetti amministrativi, un po’ meno.

La processione con la statua del Santo è poi partita regolarmente alle 19.30, attraversando le vie del paese accompagnata dalla banda musicale di Santa Cecilia. Poco prima dell’inizio, un cittadino, con tono più rassegnato che polemico, ha fatto notare come la partecipazione appaia ogni anno meno seguito. Un’osservazione semplice, ma che pesa più di molte analisi sociologiche.
Il vero cortocircuito, però, come spesso accade, sta nei ruoli. Perché a qualcuno l’intervento del sindaco è apparso fuori contesto. Non tanto per le parole — di circostanza, come da copione — quanto per il ruolo assunto in un momento che, storicamente, non prevedeva protagonismi istituzionali. Ieri sera, tra i presenti, qualcuno mormorava che al curriculum, dopo “sindaco della cultura” (virgolette obbligatorie), si sia aggiunta anche la voce “sindaco presentatore”.
Un membro della Confraternita, visibilmente contrariato, avrebbe rivendicato sul posto un concetto semplice: l’organizzazione del fuoco è tutta nostra. C’è chi parla di un tentativo di recuperare consenso, in una fase in cui — a oltre un anno dall’inizio della consiliatura — è ancora difficile indicare un progetto amministrativo portato a compimento al 100%. Altri vedono semplicemente una forzatura istituzionale nel pieno stile Giglietti. Basti pensare a come, nel 2020, si è comportato con i tre consiglieri eletti nella sua stessa lista di maggioranza, ai manifesti contro la stampa, o alla composizione della commissione del concorso pubblico per istruttore contabile, giudicata da più parti particolarmente discutibile. Ne abbiamo parlato qui.
Una cosa, però, è certa. Il fuoco di Sant’Antonio non ha bisogno di presentatori né di chi provi a metterci il cappello. È patrimonio della comunità e della Confraternita. I sindaci passano, le amministrazioni cambiano, ma le tradizioni, invece, restano.
N.G