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Il pino abbattuto, la lettera di una lettrice

Il pino abbattuto, la lettera di una lettrice
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Il pino che non c’è più, la lettera di Erminia Supino

La gestione del verde, sia essa legata al diritto di proprietà privata o alla tutela di beni di interesse pubblico, rappresenta una questione fondamentale per ogni comunità. Gli alberi, infatti, non sono soltanto elementi del paesaggio, ma veri e propri beni giuridici, protetti dagli ordinamenti per le loro innumerevoli funzioni a favore dell’uomo, dell’ambiente e della collettività. È importante ricordare che un albero impiega decenni, a volte secoli, per crescere e raggiungere la sua maestosità, ma bastano poche ore per abbatterlo.

È in questo contesto che appare difficile comprendere la decisione di abbattere il maestoso pino che fino a pochi giorni fa svettava tra via Urbano del Drago e l’angolo dell’omonima piazza. Questo albero, quasi centenario, non mostrava segni evidenti di pericolo. La sua chioma rigogliosa garantiva l’equilibrio naturale del baricentro, compensando perfettamente la lieve inclinazione del tronco.

Viene spontaneo chiedersi: qual è stata la ragione per cui si è deciso di rimuoverlo? Verrà probabilmente addotta la consueta spiegazione: “era un albero pericolante”. Tuttavia, osservando il tronco solido e le radici profonde e ben ancorate al terreno, è difficile non pensare che quel pino avrebbe potuto vivere per molti altri decenni, continuando a regalarci ombra, bellezza e un fondamentale contributo al nostro ecosistema.

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