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Dall’iniziativa della Pro Loco al Presepe Vivente della parrocchia: due esiti diversi

Dall’iniziativa della Pro Loco al Presepe Vivente della parrocchia: due esiti diversi
Il presepe vivente organizzato dalla Parrocchia di Santa Croce, foto via facebook

L’iniziativa ‘Il Borgo dei Presepi’, promossa dalla Pro Loco e sostenuta dall’amministrazione comunale, pensata per dare vita a una nuova tradizione natalizia a Monterosi, non sembra aver trovato il riscontro auspicato.

Nel pomeriggio del 6 gennaio, ultimo giorno previsto dall’iniziativa, abbiamo percorso le vie indicate riscontrando la presenza di soltanto due presepi: uno in via Roma, presso il panificio dei fratelli Ercoli, e uno in via Cavour, all’interno dell’attività del presidente del Consiglio comunale, Gino Mascagna. A questi si aggiungono i due presepi collocati alla Rotatoria e al Monumento ai Caduti: il primo realizzato da un socio del Centro Polivalente Monterosi e donato al paese con il coinvolgimento della presidente del Centro Anna Rita Forghieri, il secondo curato dai Ragazzi del Muretto, oltre al presepe della Parrocchia.

Nel complesso, il colpo d’occhio restituisce un’immagine distante dall’obiettivo dichiarato di animare l’intero borgo. D’altro canto la Pro Loco ha svolto il proprio ruolo, promuovendo e comunicando un’iniziativa che, nelle intenzioni, mirava a coinvolgere la comunità; la risposta, da lì in avanti, spettava ai cittadini.

Foto scattata il 6 gennaio, ultimo giorno utile dell’iniziativa della Pro Loco, non si può escludere che alcuni presepi siano stati rimossi nei giorni precedenti

Ed è qui che il tema diventa più ampio. Perché il presepe, negli ultimi anni, non solo è stato progressivamente trasformato in un simbolo politico — evocato, difeso, sbandierato — ma è anche una tradizione che, nelle case di molte famiglie, ha perso centralità e presenza.

Poi accade qualcosa di diverso: all’oratorio della Parrocchia di Santa Croce prende forma un Presepe Vivente, realizzato con i ragazzi e le loro famiglie, guidato dal parroco don Edgar Trujillo, senza titoli né ricerca di consenso. Un presepe che non viene “lanciato”, ma vissuto. Non proclamato, ma condiviso. Ed è lì che il presepe ritrova il suo significato originario: comunità, fede, partecipazione autentica. Due storie diverse, da una parte un’iniziativa legittima che non ha attecchito; dall’altra un gesto semplice che, senza proclami, ha parlato a molti.

N.G




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