Le borse lavoro a Monterosi e la trasparenza che non c’è
Negli ultimi mesi abbiamo raccontato un caso, la gestione delle borse lavoro, che nel nostro Comune sta facendo discutere, nonostante i tentativi di metterla a tacere. Oggi ne parla anche il Corriere di Viterbo, a pagina 10. Qui l’articolo https://www.corrierediviterbo.it/cronaca/borse-lavoro-a-monterosi-scoppia-il-caso/)
Le borse lavoro sono uno strumento utile, certo, ma su cui si sono addensate ombre. Le borse lavoro infatti sono state pensate come strumento per aiutare persone in difficoltà nell’inserimento lavorativo a collocarsi ma qui a Monterosi sarebbero stati usati criteri di assegnazione poco chiari, con graduatorie ignorate, modifiche al regolamento prese in giunta e non in consiglio comunale e borse date anche ad amici e parenti secondo gli atti pubblici. Tutto lecito? Lo vedremo. Tutto trasparente? Molto poco.
Nei mesi scorsi avevamo fatto accesso agli atti per capire meglio i discutibili criteri di assegnazione e solo ora qualcosa si è mosso. La Prefettura ha infatti scritto al Comune: rendete pubbliche le relazioni dei servizi sociali che hanno motivato l’assegnazione delle borse. E il Comune, che all’inizio sembrava non voler sentire ragioni a mostrare questi documenti, ha cominciato a muoversi ma non dando retta alla richiesta della Prefettura. Con una mossa assai discutibile, avrebbe contattato i ragazzi e le ragazze beneficiari delle borse chiedendo loro se acconsentissero alla consegna di quelle relazioni.
A voi, ragazzi e ragazze che avete ricevuto quelle borse, vogliamo rivolgere un appello. Alcuni di voi forse ne avevano davvero bisogno, altri magari meno. Ma fuori da quelle graduatorie, tagliati fuori da criteri che nessuno ha capito, ci sono anche ragazzi che forse avevano più diritto di voi e che non hanno percepito nessuna borsa lavoro.
Permettete che quelle relazioni vengano rese pubbliche. Non per accusare qualcuno, non per frugare nella vita delle persone, ma per fare chiarezza. Per ristabilire un principio: quello della trasparenza.
Noi, da parte nostra, ci impegniamo a rispettare la vostra riservatezza. Non pubblicheremo nomi, né dettagli che possano ricondurre a qualcuno. Lo impone la deontologia dell’ordine dei giornalisti, lo impone la correttezza professionale. Ma non accettiamo che la parola “privacy” venga usata come scudo per coprire eventuali scorrettezze.
Fare luce su questa vicenda è un atto di civiltà. E se il Comune non lo fa da solo, tocca a noi – e a voi – chiederlo a gran voce.