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Lettere, silenzi e atti tardivi: la trasparenza può aspettare?

Lettere, silenzi e atti tardivi: la trasparenza può aspettare?
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Ci sono fatti che parlano da sé. E ci sono momenti in cui il silenzio delle istituzioni si interrompe solo quando qualcuno porta alla luce certe questioni.

Il nostro articolo sulle due lettere anonime ricevute in redazione – e sulle ombre che sollevano in merito a opere pubbliche e alla mancata approvazione del Piano Regolatore – ha fatto evidentemente più rumore di quanto qualcuno si aspettasse. Il giorno dopo la pubblicazione, ecco spuntare all’albo pretorio del Comune un’improvvisa serie di determine di liquidazione. Fatture, perlopiù relative alla pubblica illuminazione, trovano finalmente spazio tra gli atti ufficiali: si va dal nuovo gestore Hera-Luce al vecchio fornitore.

Non sappiamo se sia una coincidenza – e vogliamo concedere sempre il beneficio del dubbio – ma è legittimo notare che queste determine vengono pubblicate il giorno successivo all’uscita dell’articolo. E, in qualche modo, riguardano indirettamente alcuni dei temi sollevati nelle lettere anonime, come il contratto di illuminazione pubblica con Hera Luce.

Ben venga la trasparenza, sia chiaro. Ma la questione è semplice: perché queste determine, che dovrebbero essere pubblicate secondo tempi certi e nel rispetto delle norme sulla trasparenza amministrativa (generalmente pochi giorni), compaiono solo ora? È normale che la trasparenza venga garantita a seguito di uno stimolo esterno?

Se la pubblicazione di atti, in generale, diventa una reazione e non un dovere, allora c’è un problema. Se la trasparenza si attiva solo dopo che qualcuno bussa, allora è legittimo sospettare che non tutto funzioni come dovrebbe.

E se oggi i cittadini si rivolgono al giornalismo è anche perché la politica locale – nella sua interezza – si è rivelata spesso irrilevante. Una minoranza consiliare che non riesce ad avere un peso, e una maggioranza che sistematicamente evita di rispondere, preferendo derubricare ogni osservazione scomoda come infondata o non importante. Lo abbiamo già visto, per esempio, con la vicenda delle borse lavoro. In quel caso, va riconosciuto che la minoranza ha inciso: è stata la loro prima battaglia vinta.

Quando chi deve dare risposte si chiude nel silenzio e liquida tutto come irrilevante, non fa solo un torto alla verità: dimostra di temerla.

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