Piazza Garibaldi, il salotto perduto di Monterosi
C’è una piazza che, più di ogni altro luogo, racconta ciò che Monterosi è stata e ciò che rischia di non essere più. È piazza Garibaldi, il cuore storico del paese, la scena dei ricordi di intere generazioni e, fino a pochi decenni fa, il vero salotto della comunità.
Nei giorni scorsi, alla biblioteca comunale, l’ex sindaco Giuseppe Peri ha richiamato con lucidità ciò che questa piazza rappresentava negli anni Sessanta: il luogo degli incontri quotidiani, delle relazioni spontanee, della vita autentica di paese. Qui c’erano la taverna, le poste e telegrafi, l’ambulatorio. Qui si intrecciavano storie, amicizie, discussioni, piccoli riti collettivi che oggi appartengono a un’altra epoca.
Quella piazza – lo ha ricordato Peri – non c’è più. Non solo perché la società è cambiata, i residenti sono cambiati, le abitudini si sono trasformate. Ma perché, molto semplicemente, la piazza non è più quella di una volta.
I lavori del 1993 ne hanno modificato in modo radicale l’identità. Da salotto del paese è diventata uno spazio ibrido, irrisolto, talvolta persino triste. La mattina resta un punto di ritrovo per diversi volti storici del paese che si incontrano per due chiacchiere, ma non basta a restituirle quel ruolo centrale che meriterebbe. La fontana è spenta da anni, la piazza è spenta allo stesso modo: si anima solo quando viene montato un gazebo, quando c’è un passaggio, una sosta, un evento. Il resto del tempo resta un luogo che sembra attendere qualcosa… o qualcuno.
Dunque è lecito chiedersi perché non si avvii un percorso serio di riqualificazione, capace di restituirle dignità, bellezza e funzione.
Perché non immaginare – come era in origine – nuovi alberi, nuove sedute, una diversa organizzazione della circolazione delle auto? Perché non avere finalmente il coraggio di trasformarla in ciò che potrebbe e dovrebbe essere? Serve una scelta politica chiara: decidere che piazza Garibaldi non è un semplice spazio urbano, ma un frammento della identità di Monterosi. Un luogo che ha ospitato la vita di intere generazioni e che potrebbe tornare a essere il cuore pulsante del paese.
Se si vuole, si può fare. E Monterosi merita che si voglia davvero.