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Quando l’impatto paesaggistico si valuta a convenienza - L’editoriale

Quando l’impatto paesaggistico si valuta a convenienza - L’editoriale

Ci sono momenti, nella vita di una comunità, che segnano una frattura. Non per la loro grandezza storica, ma perché raccontano meglio di mille libri il rapporto tra cittadini, istituzioni e potere. Nel 2023 Monterosi conobbe la sua “sommossa popolare”. Una di quelle azioni che sfuggono di mano, in cui i cittadini prendono la parola e il consenso — spesso cieco, spesso irrazionale — si sostituisce alla ragione. Allora si trattava di un’antenna 5G: simbolo per alcuni di progresso, per altri di minaccia.

Il paradosso volle che, accanto al gruppo spontaneo “per il sì”, ne spuntasse uno volutamente “per il no” per motivi elettorali e politici. Apparentemente opposti, in realtà funzionali l’uno all’altro: come due attori che recitano la stessa commedia, ciascuno con la propria parte. Perché per qualcuno la politica locale, in fondo, si gioca sempre così: fingere contrasti insanabili per poi lavarsi le mani, rifugiandosi dietro la retorica della “partecipazione democratica”.

Personalmente favorevole ad entrambe le opere. Ma la domanda oggi è: perché, di fronte a un impianto ben più invasivo — un parco fotovoltaico da 3 megawatt, finanziato con 1,7 milioni da Blu Banca e già affidato in appalto a ESI S.p.A. — si resta in silenzio? Dove sono i difensori del paesaggio, gli stessi che hanno presentato ricorso al TAR per un traliccio? Dov’è la lista civica che gridava al deturpamento del territorio?

Qui sta il nodo della questione. Per un’antenna — pochi metri quadri di base e una sagoma verticale, discutibile quanto si vuole ma pur sempre limitata — si mobilitò un gruppo consistente. Per un impianto fotovoltaico che occuperà migliaia di metri quadrati, trasformando in modo permanente lo sguardo sul paesaggio, non si leva voce. Tra chi perturba di più il territorio, non c’è paragone: ma la protesta, volutamente, non scatta.

Il nuovo progetto non è un’ipotesi campata in aria: ha contratti, soldi e tempi certi (entro il 2026). Eppure nessuna assemblea pubblica, nessun dibattito dedicato alla cittadinanza in consiglio comunale, nessun volantino. La differenza, dunque, non è tanto nell’impatto ambientale — sempre opinabile, certo — quanto nella convenienza politica. L’antenna era terreno di scontro elettorale: lì conveniva agitare paure e fomentare dissenso. Il fotovoltaico, invece, passa sotto traccia, protetto da interessi robusti.

La vera responsabilità non è dire sì o no, è garantire informazione, confronto. Sopratutto su progetti come questi. Altrimenti resterà il sospetto che le battaglie di ieri fossero solo bandiere da sventolare, destinate a essere ammainate al primo mutare del vento.

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