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Prima campanella, la preside parla di Palestina davanti ai minori: quando la scuola diventa propaganda

Prima campanella, la preside parla di Palestina davanti ai minori: quando la scuola diventa propaganda

Ci sono momenti in cui la scuola dovrebbe essere soprattutto scuola. La cerimonia della prima campanella, davanti a bambini e ragazzi, dovrebbe essere uno di questi. Nel nostro Comune, invece, la dirigente scolastica Maria Luigia Casieri ha scelto di inserire nel suo intervento un riferimento esplicito alla Palestina. Ha raccontato la Palestina di duemila anni fa, la presenza romana e il rapporto tra conquistatori e popolazione locale, per poi richiamare il Vangelo e il “secondo miglio”. Da quel racconto il discorso è passato alla “prepotenza”, alla necessità di “smascherarla”, ai “potenti della terra” e alla volontà di costruire “un altro mondo”. Le parole sono belle: libertà, rispetto, pace, solidarietà. Ma il problema è proprio la narrazione attraverso cui vengono proposte.

Quando davanti a minori si sceglie la Palestina come chiave di lettura per parlare di oppressori, prepotenza e potenti della terra, non siamo più soltanto davanti a un messaggio educativo: siamo davanti a un messaggio che assume una precisa connotazione politica e, a mio avviso, propagandistica. La dirigente non nomina Israele, Hamas o il conflitto attuale, ma non è necessario pronunciare quei nomi per costruire una narrazione.

Basta scegliere una determinata storia e collocarla dentro una contrapposizione tra chi esercita la prepotenza e chi la subisce. Ed è qui che la questione diventa ancora più delicata: la scuola deve insegnare ai ragazzi a pensare con la propria testa, non fornire loro una lettura già confezionata della realtà. La frase “questa è la nostra idea di scuola” dovrebbe far riflettere. La scuola appartiene agli studenti, alle famiglie e alla comunità, non a una parte politica o a una particolare visione del mondo. Educare al pensiero critico significa offrire strumenti, conoscenze e più punti di vista, soprattutto quando si affrontano temi che dividono profondamente l’opinione pubblica.

Dire ai ragazzi di non farsi manipolare e, nello stesso discorso, proporre una precisa chiave di lettura politica della realtà è una contraddizione che non possiamo ignorare. La scuola deve educare, formare e insegnare a ragionare. La propaganda, invece, dovrebbe restare fuori dalle aule e dalle cerimonie scolastiche, soprattutto quando il pubblico è composto da minori. Se si voleva parlare di Palestina e Gaza, forse sarebbe stato più opportuno farlo in forma privata, partecipando per esempio alla fiaccolata per Gaza che è stata fatta a Monterosi, iniziativa che questo giornale ha contribuito a far conoscere alla cittadinanza. Grazie, Preside.

N.E.G

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