Tuscia in Jazz for SLA, precisazioni sull’evento dedicato a Massimo Urbani: la lettera di Italo Leali
Con una lettera, Italo Leali – fondatore del Tuscia in Jazz for SLA– condivide riflessioni e precisazioni legati all’organizzazione dell’evento dedicato a Massimo Urbani, previsto il 26 luglio a Monterosi
“Per iniziare voglio presentarmi sono Italo Leali direttore artistico e fondatore del Tuscia in jazz for sla. Sono malato di sla e sono paralizzato e muto. Grazie a un computer speciale posso comunicare con gli occhi. Da due anni vivo in un letto attaccato a delle macchine per vivere. Malgrado questo sono convinto che la vita è e resta meravigliosa! Per questo da due anni uso quello che avevo costruito in 24 anni per raccogliere fondi per la ricerca contro la sla.

Oggi 30 comuni si sono uniti alla campagna contro questa malattia infame di cui porto i segni su di me, Monterosi è tra questi 30 e ospiterà uno degli eventi più importanti del Tuscia in jazz for sla. In questi giorni sul periodico comunale di Monterosi, lo Specchio, è apparso un articolo a firma di Luca Marino dove dopo aver parlato di tutto tranne che di Urbani e aver elencato una serie di cose fatte in un circolo di Roma si permette di dare consigli su quello che si deve fare. Per chiarezza quelle sono proposte già messe in atto dal gruppo di lavoro composto dal Tuscia in jazz for sla, il sindaco Sandro Gigletti, il capo della minoranza Roberto Tordella, Floriana Marini della Proloco e la famiglia Urbani, da cui il Marino è stato estromesso per la sua smania di apparire e perché nulla porta in termini economici e organizzativi. Il cercare di apparire usando le idee di altri è triste e avvilente e i fatti parlano, l’associazione di Marino, malgrado porti il nome di Monterosi e Urbani non ha mai realizzato un evento nel paese ne mai omaggiato in maniera reale, tranne usarne il nome, il grande Massimo Urbani. Per quanto riguarda le proposte di Marino : fare un concerto omaggio ( lo stiamo facendo il 26 luglio), chiamare artisti internazionali ( lo abbiamo fatto cercare su internet Dado Moroni e Rosario Giuliani), intitolare una via a Urbani ( ci stiamo lavorando) e per quanto riguarda spostare la tomba sorvoliamo è una cosa privata della famiglia. Ora fatta chiarezza su questa storia, non vi tornerò più e i miei futuri interventi saranno solo per parlare di Massimo Urbani, musica e ricerca contro la sla. Nel sogno di un paese unito nel ricordo di un grande artista, e sta accadendo, vi saluto con un mio scritto e vi do appuntamento al 26 luglio io ci sarò con tutte le mie macchine per vivere, ho atteso 24 anni questo giorno e non sarà la SLA a impedirmi di viverlo.
Massimo Urbani è sepolto nel piccolo cimitero di Monterosi, in provincia di Viterbo. La scelta di questo luogo è legata alle origini della madre, che era di Monterosi. Tuttavia, la sua tomba è in una posizione anonima e di difficile riconoscibilità.
Questo è il risultato che otteniamo se chiediamo alla IA dove sepolto Massimo Urbani. Per contro se chiediamo chi era Massimo Urbani la risposta è in contrasto con la prima.
Massimo Urbani (Roma, 8 maggio 1957 – Roma, 23 giugno 1993) è stato un sassofonista contralto italiano. È considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del jazz italiano. E badate bene il jazz italiano non è poca cosa. Dopo quello americano è sicuramente il più stimato e apprezzato nel mondo. Non a caso il primo disco jazz della storia vede come protagonista un certo Nick La Rocca. Ebbene Massimo Urbani in soli 35 di vita ha saputo scrivere una pagina di storia della musica. Così mentre grandi città gli dedicano da anni omaggi e Camerino il Premio Internazionale Massimo Urbani, il più importante d’Italia per solisti, noi che facciamo? Lo dimentichiamo per 32 anni nel piccolo cimitero in provincia di Viterbo. Io stesso per 24 anni ho provato a coinvolgere le amministrazioni che si sono succedute a Monterosi, forse non sono stato abbastanza insistente, a rendere omaggio a questo grande musicista figlio di Monterosi e della Tuscia. Ho sempre trovato fino ad oggi una certa indifferenza se non per la curiosità verso i visitatori che si recano sulla tomba di Urbani. Forse per qualcuno era solo un tossico morto di overdose. Ma sappiamo tutti, purtroppo, come spesso il genio sia legato ad un mal di vivere. Nina Simone, Miles Davis, Chet Backer e tanti altri hanno pagato questo dazio. Come diceva Baudlaire, altro tormentato, l’artista è come l’albatros, magnifico e regale quando vola e goffo e ridicolo quando è a terra. Massimo Urbani era come l’albatros capace quando era con lo strumento in mano di fraseggi e melodie inimmaginabili per gli esseri umani e sofferente quando doveva confrontarsi con la quotidianità. Sono grato al Sindaco Sandro Gigletti, al capo della minoranza Roberto Tordella e alla presidente della Proloco Floriana Marini di essersi uniti per questo omaggio a lungo atteso a Massimo Urbani. Monterosi deve essere orgogliosa delle origini materne di Urbani e farne un motivo di vanto. Glielo deve la città e la provincia tutta. In più tutto ciò sarà all’insegna della ricerca contro la sla ma questa è un’altra storia, ora è di Massimo Urbani che bisogna parlare dopo 32 anni di attesa.”