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Un attacco personale, una risposta collettiva - L’editoriale

Un attacco personale, una risposta collettiva - L’editoriale
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In questi giorni ho ricevuto tanta solidarietà che mi ha profondamente colpito: cittadini, colleghi giornalisti locali e romani, rappresentanti delle istituzioni hanno voluto farmi sentire la loro vicinanza dopo i manifesti affissi dall’Amministrazione comunale di Monterosi che tutti voi ormai conoscete. Li e vi ringrazio uno per uno, perché ogni parola di sostegno, ogni messaggio privato o pubblico, ogni presa di posizione ha rappresentato un argine concreto contro un atto che ritengo grave e intimidatorio.

Tra i molti segnali importanti, voglio sottolineare in particolare la solidarietà espressa dal gruppo consiliare di minoranza Vivi Monterosi. Un gesto che assume un peso ancora maggiore, alla luce dei trascorsi che tutti conosciamo: per questo è un segnale potente, che va oltre le differenze, e che ribadisce l’importanza di difendere insieme i principi fondamentali della democrazia.

C’è però una frase in particolare che mi ha colpito, forse più di tutte. È il messaggio di un cittadino che mi ha scritto testualmente:

“Innanzitutto mi congratulo per aver (finalmente…) scoperchiato la botola del clientelismo/nepotismo che sempre regna impunemente nel territorio.”

Non so sé queste parole si riferiscono in particolare ad un articolo o più di uno, ma queste parole danno senso a ogni riga scritta, a ogni domanda posta, a ogni accesso agli atti richiesto. Perché il giornalismo locale – quello che si vorrebbe mettere a tacere – ha un ruolo fondamentale: accendere una luce dove per troppo tempo è stato comodo tenere tutto nell’ombra. Perché, non dimentichiamolo, Monterosi non ha mai avuto un sito di informazione locale e la politica fa fatica a prendere atto che i suoi atti possono essere d’ora in poi non più giudicati ogni 5 anni con le elezioni, ma quotidianamente dai cittadini che ci scelgono per informarsi.

Il 10 aprile il Corriere di Viterbo (https://www.corrierediviterbo.it/cronaca/monterosi-borse-di-lavoro-caso-dal-ministro/) ha raccontato in prima pagina quanto accaduto. Un altro segnale che questa vicenda ha superato i confini comunali, perché riguarda un principio ben più ampio: il rispetto per la libertà di stampa e per chi fa informazione.

Sempre ieri, il sindaco sarebbe stato avvistato nei pressi del Viminale. Non un viaggio al Ministero dell’Interno per reclamare più sicurezza per i cittadini, ma un’uscita che sa tanto di corsa ai ripari, forse dettata dall’urgenza di contenere i danni dopo l’interrogazione parlamentare sulle borse lavoro. Curioso, però: ci si sarebbe aspettato un passaggio in Prefettura, piuttosto che al Ministero dell’Interno. Che abbia confuso l’ingresso o abbia semplicemente pensato che fosse più utile bussare altrove? In ogni caso, certi viaggi non bastano a cambiare la sostanza: la verità non si riscrive, e le carte restano lì, nero su bianco. Ora la parola passa alle istituzioni e alla magistratura. E con loro, ai fatti.

Da parte nostra, abbiamo fatto il nostro dovere di cronaca e non abbiamo nulla contro il sindaco né contro l’amministrazione. Anzi, chi ci segue da tempo lo sa: quando eravamo ancora un blog, siamo stati tra i primi a raccontare e valorizzare le iniziative della lista Tre Monti Tre Rose.

Continueremo a fare informazione con coerenza e libertà.

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