Santi Vincenzo e Anastasio, ma non solo: le radici della devozione nel racconto degli Agrestini
Monterosi celebra oggi i suoi santi patroni, San Vincenzo e Sant’Anastasio, in una giornata che richiama la comunità attorno alle proprie tradizioni religiose e alla memoria storica del paese. Questa sera, alle ore 18, nella chiesa di Santa Croce, sarà celebrata la messa solenne; al termine partirà la processione che attraverserà le vie del centro, uno dei momenti più sentiti delle festività patronali.

Proprio in occasione della ricorrenza, gli artisti e storici Mario Agrestini e Marco Agrestini sono intervenuti con un video diffuso oggi, offrendo un contributo di approfondimento storico sulle origini del culto patronale a Monterosi. Un intervento che, partendo dalla celebrazione odierna, invita a rileggere le radici più antiche dell’identità religiosa del paese.
Nel suo racconto, Mario Agrestini ha ricordato come la festa dei santi Vincenzo e Anastasio abbia origine nel 1466, quando il cardinale Bernardo Eroli, dopo l’acquisto dell’intero territorio di Monterosi da parte dell’abbazia di San Paolo fuori le Mura in Roma, portò in paese le reliquie dei due santi, fino ad allora custodite nell’abbazia. Da qui nacque la loro venerazione come santi patroni. Ma la ricostruzione storica si spinge ancora più indietro, ponendo una domanda centrale: chi proteggeva Monterosi prima di quella data?
Secondo le ricerche condotte negli archivi dell’abbazia di Farfa e secondo tradizioni popolari documentate, il primo santo protettore del Monterosi medievale sarebbe stato San Nicola. Una devozione che, come ricordato dallo stesso Agrestini, era ancora molto viva fino a pochi decenni fa, con feste partecipate, processioni, offerte e doni ai bambini, poi progressivamente affievolitesi con il passare del tempo.
A rafforzare questa tesi è intervenuto anche Marco Agrestini, chiarendo che non si tratta di mettere in discussione la venerazione dei santi Vincenzo e Anastasio, ma di completare il quadro storico. Studi e pubblicazioni curate da cinque studiosi — Pio Bartolozzi, Saverio Migliori, Gino Celli, Valentino d’Arcangeli e Giuseppe Gabelli — individuano infatti in San Nicola da Bari il patrono originario del paese, definendolo compatrono insieme agli altri due santi.
Nel video viene inoltre ricordato come a Monterosi siano custodite reliquie rarissime di San Nicola e vengono richiamate antiche usanze legate alla sua festa, come la custodia annuale della reliquia da parte di una famiglia del luogo e la distribuzione di cibo ai bambini, tradizioni che richiamano il legame del santo con i più piccoli. Elementi che contribuiscono a delineare una storia religiosa complessa e stratificata.
La festa di oggi resta dunque dedicata a San Vincenzo e Sant’Anastasio, con le celebrazioni religiose e la processione serale, ma il contributo degli Agrestini riporta al centro una riflessione più ampia: la storia di Monterosi passa anche da San Nicola, figura che, secondo documenti e tradizioni, ha segnato profondamente l’identità del paese e che merita di essere ricordata accanto agli attuali santi patroni.