Inaugurazione trasformata in comizio: il nervosismo del sindaco - L’editoriale
Una mostra d’arte trasformata in comizio. Succede a Monterosi, durante l’inaugurazione dell’80ª esposizione della Casa dell’Artista.
“ETHNIKOS” doveva essere una celebrazione di cultura, viaggi e contaminazioni artistiche. E invece il sindaco Sandro Giglietti ha scelto di usare il palco per regolare i conti. Attacco ai fantomatici “denigratori”, allusioni a cittadini “qui in sala” che oserebbero parlare male del paese. Più che un intervento istituzionale, un monologo da campagna elettorale permanente.
La scena è stata imbarazzante. Non per la critica — che in democrazia è legittima e necessaria — ma per il contesto. In uno spazio dedicato all’arte, la politica dovrebbe avere l’eleganza di fare un passo di lato. Invece no: minuti su questioni amministrative, pochi secondi sulla mostra. Le priorità, evidentemente, erano altre.
Quando si evocano “denigratori” senza nomi e senza fatti, non si trasmette autorevolezza. Si trasmette nervosismo. Un’amministrazione solida governa e risponde nel merito. Non utilizza un evento culturale come scudo, né come palcoscenico per attaccare chi scrive.
E forse il nervosismo ha una spiegazione. La giornata di oggi ha raccontato altro: tombini intasati, strade allagate e dissestate, il palazzo comunale che perde acqua — gocce che finiscono in testa ai ragazzi in un’aula della scuola media. E poi i concorsi pubblici rivelati dalla stampa e pubblicati sul sito istituzionale solo il giorno dopo. Coincidenze?
La verità è semplice, caro Sindaco: raccontare i fatti non significa denigrare. Significa fare informazione. Non siamo l’ufficio stampa del Comune e non lo diventeremo. Continueremo a dire ciò che funziona e ciò che non funziona. Se questo la infastidisce, forse il problema non è chi racconta. È ciò che viene raccontato.
E dopo quasi due anni di mandato, dovrebbe mettersi l’anima in pace: nel “suo” paese esiste una testata con la schiena dritta. Racconta i fatti, dà voce ai cittadini, evidenzia i problemi e riconosce anche quando le cose vengono fatte. Si chiama libera stampa. Si chiama democrazia.