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Sala polivalente, tra polemiche social e un vuoto di regole ancora irrisolto

Sala polivalente, tra polemiche social e un vuoto di regole ancora irrisolto

La polemica esplosa nei giorni scorsi su un gruppo social locale, relativa a presunti botti attribuiti alla Confraternita dei Santi Patroni Vincenzo e Anastasio, si è rivelata infondata. I rumori segnalati sono stati successivamente ricondotti a fuochi d’artificio utilizzati nell’ambito di una festa privata tenutasi presso la sala polivalente. Le accuse sono state smentite e la persona coinvolta ha avuto la correttezza di chiedere pubblicamente scusa. Un chiarimento doveroso, che chiude la vicenda sul piano dei fatti.

Tuttavia, l’episodio ha fatto emergere una questione che va ben oltre il singolo caso e che riguarda il modo in cui vengono utilizzati e gestiti gli spazi pubblici. Al di là dei fuochi d’artificio mai esplosi dalla Confraternita, resta infatti aperta una domanda legittima sulle feste private ospitate in strutture comunali e sulle regole che ne disciplinano l’uso.

Esiste un tariffario per l’affitto della sala polivalente, con un costo che si aggira intorno ai 200 euro e che sale a circa 250 euro nel caso in cui siano inclusi tavoli e sedie. Ma il punto non è il prezzo. Il nodo vero riguarda l’assenza di un regolamento che stabilisca in modo chiaro e trasparente cosa sia consentito fare all’interno di uno spazio pubblico, quali siano le responsabilità connesse al suo utilizzo e quali limiti non possano essere superati.

Ad oggi, infatti, non risulta pubblicato sull’Albo Pretorio un regolamento specifico per l’utilizzo della sala polivalente. E, secondo quanto riferito da chi ha regolarmente affittato la sala polivalente Giovanni Paolo II, tale regolamento non verrebbe nemmeno consegnato al momento della prenotazione. In sostanza, si procede sulla base della fiducia e di prassi consolidate, lasciando però aperte zone grigie che diventano evidenti solo quando scoppia una polemica.

Un regolamento non è un adempimento formale, ma uno strumento essenziale per chiarire in anticipo tempi, responsabilità, modalità di utilizzo e forme di controllo, evitando interpretazioni discrezionali o conflitti successivi. Serve a stabilire, in modo esplicito e comprensibile a tutti, quali attività siano ammesse e quali no, inclusa l’eventuale accensione di fuochi d’artificio o di quelli considerati “minori”, come le fontane luminose utilizzate sulle torte. Tutto dovrebbe essere definito nero su bianco, senza lasciare spazio a equivoci.

Non si tratta di diffidenza nei confronti di associazioni o cittadini ma quando si parla di spazi pubblici, la chiarezza delle regole diventa una garanzia per tutti. Episodi avvenuti altrove, come il recente incendio a Cran-Montana in Svizzera, ricordano quanto il tema dei controlli, delle autorizzazioni e della prevenzione non sia astratto o burocratico, ma concreto e attuale. Se un senso va trovato in questa vicenda, è proprio nella necessità di dotarsi di regole chiare, pubbliche e uguali per tutti, capaci di prevenire polemiche e sospetti invece di alimentarle. Le regole non ostacolano la partecipazione: la rendono possibile in sicurezza e trasparenza.

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