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Tre giorni senz’acqua e troppe domande senza risposta

Tre giorni senz’acqua e troppe domande senza risposta

La prima volta poteva essere considerata un’emergenza. La seconda volta, a distanza di appena un anno, impone inevitabilmente una riflessione. Monterosi ha trascorso tre giorni senz’acqua a causa dell’ennesimo guasto alla pompa del pozzo comunale, con centinaia di famiglie costrette a fare i conti con disagi che molti ritenevano ormai evitabili.

È giusto riconoscere ciò che ha funzionato. La Protezione Civile ha risposto con impegno e presenza costante sul territorio. Uomini e donne hanno garantito assistenza alla popolazione in ore difficili. Così come va riconosciuto il lavoro della macchina comunale e la presenza continua del vicesindaco Pierfrancesco Loreti e del consigliere Roberto Tordella, rimasti sul campo durante tutte le fasi dell’emergenza seguendo gli interventi e i lavori. Dalle aziende private, ai cittadini che si sono messi a disposizione per aiutare chi era in difficoltà e al comprensorio Terre dei Consoli.

Ma proprio perché questa non è la prima volta, oggi è necessario porre alcune domande.

La pompa del pozzo si era già guastata lo scorso anno. Possibile che dopo quella vicenda non sia stato predisposto un piano operativo dettagliato per affrontare una nuova emergenza? Possibile che non siano state definite procedure chiare per l’accesso al pozzo, per l’utilizzo dei mezzi adeguati e per la gestione tecnica di un eventuale nuovo guasto? Se è noto che la strada di accesso presenta difficoltà e che alcuni mezzi non riescono a transitare, perché non esistono indicazioni preventive da fornire immediatamente a Talete e alle ditte incaricate?

E ancora. Perché non esistono sistemi automatici di monitoraggio del livello dell’acqua? Perché le vasche non vengono controllate? A quanto risulta a Monterosi24, durante le amministrazioni Blasi e Paris vi erano figure incaricate di verificare costantemente la situazione degli impianti. Oggi perché questo non accade?

Nelle scorse ore si era diffusa la convinzione che una delle autobotti fosse rimasta senza acqua. Solo successivamente si è scoperto che la seconda cisterna non era stata aperta. Un episodio che dimostra quanto sia fondamentale una comunicazione tempestiva e precisa durante le emergenze.

Sul banco degli imputati finisce inevitabilmente anche e sopratutto la Talete. Tuttavia una domanda riguarda direttamente il sindaco Giglietti. Dopo la crisi dello scorso anno, alle parole e alle proteste pubbliche contro il gestore idrico sono seguiti risultati concreti? Perché, se i problemi erano già noti, ci troviamo oggi a commentare una situazione quasi identica? Anche questa volta assisteremo a dichiarazioni dure e post indignati oppure verranno finalmente richiesti e ottenuti interventi strutturali?

A denunciare formalmente l’accaduto è stata Erminia Supino, presidente del Comitato Locale Acqua e Beni Comuni. Un segnale che dovrebbe far riflettere tutti.

L’emergenza idrica è arrivata proprio mentre l’amministrazione Giglietti tagliava il traguardo dei suoi primi due anni di mandato. Uno scherzo del destino, verrebbe da dire, se non fosse che la coincidenza offre inevitabilmente l’occasione per tracciare un primo bilancio dell’azione amministrativa. Due anni nei quali molte delle promesse più attese dai cittadini restano ancora lontane: dalla piscina comunale alla nuova scuola media, passando per la navetta comunale.

La speranza è che questa seconda crisi serva almeno da lezione. Perché il rischio di ritrovarsi tutti in Sardegna a raccontarsi i “bei tempi” in cui si governava Monterosi aumenta di mese in mese. I cittadini possono comprendere un guasto. Possono comprendere un imprevisto. Ma difficilmente comprendono perché, dopo quanto accaduto lo scorso anno, non sia stato fatto abbastanza per evitare di ritrovarsi oggi nella stessa situazione. E la politica, alla fine, viene giudicata proprio su questo.

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Di Redazione