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Caritas di Monterosi, la rete che sostiene circa 250 persone

Caritas di Monterosi, la rete che sostiene circa 250 persone
Caritas Parrocchiale “Santa Croce”

Ogni martedì, a Monterosi, davanti alla Caritas si forma una fila che racconta più di qualsiasi dato statistico. Quando siamo arrivati, una ventina di persone erano già in attesa: un piccolo gruppo discuteva su chi fosse arrivato prima, mentre all’interno le volontarie preparavano i generi alimentari da distribuire. Nessuna macchina di lusso, in fila ci sono italiani e stranieri, donne più degli uomini, anziani e anche qualche minore. Nessuno sembra infastidito dalla posizione, proprio davanti alla rotatoria e al passaggio delle auto: “Si sta bene, abbiamo anche dove sederci”, ribatte una signora.

Sono le 15:36 e l’attesa si fa sentire, ognuno aspetta il proprio turno tra sacchi di pasta, frutta, detersivi e prodotti per l’igiene. Non mancano però le battute e i momenti di leggerezza. A coordinare il lavoro ci sono le volontarie: Maria Tamantini, insieme a Patrizia, Lena, Marzia e Luana, un gruppo affiatato dove ognuna ha un compito preciso e dove il rapporto con le persone va oltre la semplice distribuzione. Tra volontarie e beneficiari si è costruito nel tempo un legame diretto: si conoscono per nome, si chiamano, si cercano. Non è solo un servizio, ma una relazione continua, fatta di presenza e fiducia.

E questo emerge nei dettagli, una volontaria si ferma a fare gli auguri di compleanno a uno dei presenti, poco dopo Maria tira fuori due sacchetti con vestiti per una bambina e li consegna con naturalezza. Gesti semplici, ma concreti, che raccontano cosa c’è davvero dietro quella fila.

I prodotti distribuiti arrivano dal Banco Alimentare del Lazio, con forniture ritirate ogni lunedì, a cui si aggiunge il pacco mensile proveniente dai programmi dell’Unione Europea, che garantisce una dotazione più strutturata di beni di prima necessità. “Arrivare a fine mese è dura”, racconta Fiorellina, che da quattro anni si rivolge alla Caritas e si definisce autonoma, pur riconoscendo quanto questo supporto sia diventato fondamentale.

C’è anche chi prova a sdrammatizzare: “Sembra un mercatino di Natale”, dice Romanino. Quando possibile, anche chi riceve lascia qualcosa, piccoli contributi che vengono utilizzati per esigenze concrete come medicine, bollette della luce o biglietti dell’autobus.

I numeri danno la dimensione del fenomeno, 96 famiglie, per un totale di circa 250 persone (5% dei residenti), ricevono supporto. Dietro quella fila non c’è solo bisogno, ma una comunità che si riconosce, si chiama per nome e prova, ogni settimana, a non lasciare indietro nessuno. Un lavoro silenzioso, quotidiano, che si regge sull’impegno delle volontarie, a cui va il plauso per la costanza e la concretezza con cui tengono in piedi questo servizio.

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